Intervista a proposito di comunicazione e coronavirus

La convivenza con il Covid-19 ci ha reso difficile comunicare e ci ha costretto a ripensare il concetto stesso di comunicazione. A questo proposito sono stata intervistata da un’amica e collega sul suo blog e sono felice di riportarvi di seguito la nostra chiacchierata completa.

I social media sono il tratto distintivo della comunicazione nella società attuale e in queste settimane uno dei pochi mezzi che abbiamo per mantenere i contatti con chi non possiamo incontrare fisicamente. Ho notato qui un generalizzato alzarsi dei toni,  in particolare video esageratamente enfatici o talvolta offensivi, anche da parte di figure pubbliche. Mi chiedo se questo sia necessario o piuttosto controproducente: non si corre così il rischio di alimentare rabbia e frustrazione? Certamente questo rischio esiste. I princìpi di base del comportamentismo ci spiegano come la punizione (rappresentata anche da insulti e minacce, per esempio) possa risultare efficace nell’estinguere un comportamento disfunzionale, ma non sia fruttuosa al fine di insegnare e produrre nuovi comportamenti utili;  per questo, la maggior parte di noi, di fronte ad un autovelox, impara a rallentare in quel punto per non prendere la multa, non a rispettare i limiti di velocità.  Al contrario, il rinforzo positivo, ovvero l’incoraggiare i comportamenti considerati corretti premiandoli, non solo aiuta a selezionare atteggiamenti funzionali, ma si dimostra efficace nella generalizzazione che porta ad estendere tali comportamenti “positivi” ad altri contesti. 

Purtroppo, oltre ad essere più istintiva ed intuitiva, dal punto di vista pratico la punizione è spesso più semplice da eseguire e porta risultati immediati per cui, storicamente, quello basato sulla punizione è stato il sistema educativo prevalente, ampiamente più diffuso del rinforzo. Disgraziatamente, poi, la disobbedienza di molti cittadini non è stata solo presunta, come in alcuni casi: spesso si è verificata ed ha avuto conseguenze.  La nostra libertà dovrebbe avere come limite la libertà ed il rispetto degli altri, ma di frequente, anche per mancanza di consapevolezza, questo principio viene meno dando origine (a volte) o fornendo giustificazione (in altri casi) all’alzarsi dei toni. Circolo vizioso molto pericoloso per tutti noi.


A proposito di circolo vizioso, la comunicazione delle direttive del Governo è stata spesso criticata per la mancanza di chiarezza e univocità. A mio avviso questo ha portato molti cittadini ad autoimporsi restrizioni ancora più rigide di quelle già in vigore. Cosa ci può suggerire in merito? In occasione di questa emergenza ci siamo trovati ancora una volta e più che mai di fronte alla difficoltà di barcamenarci fra leggi, decreti ed ordinanze, complessi da decifrare e non sempre coerenti l’uno con l’altro. Il bisogno collettivo di informazioni chiare ed univoche non viene rispettato e la conseguente sensazione di caos, in base all’individualità di ognuno, può produrre sensazioni, problemi ed atteggiamenti diversi.  A seconda della propria indole e storia personale, ad esempio, su qualcuno può prevalere l’inquietudine; questa persona potrebbe sentirsi insicura ed intimorita anche nel compiere azioni consentite e peggiorare così il proprio stato di ansia o depressione. In altri, al contrario, potrebbero prevalere sensazioni di frustrazione e di rabbia, che talvolta conducono a comportamenti impulsivi e trasgressivi.  Per affrontare questo tipo di disagio, proviamo a ridurre la ricerca di informazioni (che può diventare compulsiva e controproducente), selezionare le fonti e focalizzarci sugli aspetti più pratici che ci riguardano. Molto probabilmente ci troveremo comunque confusi, ma forse un po’ più ancorati e consapevoli, in parte consolati dalla certezza di provare un “mal comune”! 


Infine qualche consiglio per il nostro tempo a casa. Data la mia passione per l’astronomia, ho letto di recente un articolo sull’importanza che ha per gli astronauti imparare a gestire la comunicazione ai fini di una lunga convivenza in spazi ristretti. È davvero possibile, attraverso il confronto, ovviare a questi disagi?

Tutti, o quasi, abbiamo ormai metabolizzato il fatto che le misure di sanità pubblica che ci costringono a casa sono necessarie e previste nell’interesse di tutti; la consapevolezza dello “stato di necessità”, tuttavia, spesso non è sufficiente ad evitare le ripercussioni date dalle restrizioni sul piano psicologico. La condizione di clausura, già costituzionalmente difficile, è resa poi ancor più ardua dall’incertezza (Quando ne usciremo? Come ne usciremo? Cosa succederà poi?…), e tutto ciò può determinare malessere e nervosismo, che si ripercuotono su di noi e sui rapporti con le persone che condividono il nostro spazio.  Cosa possiamo fare per cercare di affrontare nel miglior modo possibile questa situazione?  Abbiamo letto da più parti come sia utile organizzare gli spazi ed i compiti dei vari membri della famiglia, fare esercizio fisico e ritagliare momenti per se stessi da alternare a momenti di condivisione. Concordo in pieno con questi consigli e li sottoscrivo, ma desidero oggi partire da una prospettiva diversa. Sia per chi vive solo, sia per chi condivide gli spazi con altre persone, il primo confronto e la prima comunicazione importanti da organizzare, a mio avviso, sono infatti quelli con noi stessi.  Iniziamo dal riconoscere che non possiamo controllare cosa accadrà in futuro. Non possiamo controllare l’andamento dell’epidemia, le reazioni dell’economia o come il governo gestisce tutto questo caos, così come non possiamo controllare i nostri pensieri e sentimenti, eliminando l’ansia e la paura, tanto naturali. Possiamo invece scegliere cosa fare, qui ed ora, e questo può fare una grande differenza nella nostra vita, in quella delle persone che vivono con noi ed anche per la comunità. Partiamo dunque dal riconoscere i nostri pensieri, le nostre sensazioni, le nostre emozioni, perché solo in questo modo potremo affrontarli. Proviamo poi ad interrompere il rimuginio e la ruminazione e a focalizzarci sul presente, scegliendo di occuparci di azioni che si trovino nelle direzioni per noi importanti.  Ma come possiamo individuare azioni che possano rendere “piena” la nostra vita in questo momento tanto particolare? Per farlo, chiediamoci ripetutamente, nel corso della giornata: “Cosa posso fare, ADESSO, che può migliorare la mia vita, o quella delle persone con cui vivo, o quella di altre persone?” Qualunque sia la risposta, facciamolo. Non importa quanto piccolo possa essere o sembrarci il gesto: impegniamoci al massimo! Partendo da qui, potremo trovare le risposte, differenti per ognuno di noi, su come organizzare al meglio la comunicazione ed i rapporti con le persone con le quali ci troviamo a stretto (talvolta strettissimo) contatto in questo periodo.

Pubblicato da Maria Papiri

Medico Chirurgo, Psicoterapeuta

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